SERVIZIO FISCALE GRATUITO

PER GLI ASSOCIATI ALLA FIALS DI TRIESTE

Volantino 730-2015 x 75

Volantino in PDF

 

 

 

SANITÀ ELEZIONI R.S.U. 2015

 

LA FIALS IL SINDACATO DELLA SANITÀ PIÙ VOTATO A TRIESTE

 

 

Si sono concluse le elezioni RSU nelle Aziende sanitarie della Provincia di Trieste e grazie ai 750 voti di lista complessivi la FIALS risulta il sindacato più votato nelle Provincia di Trieste.

 

Provincia di Trieste: FIALS 750 voti di lista, CISL 580, CGIL 416, UIL 316


In Azienda Ospedaliera: FIALS 635 voti, CISL 248, CGIL 227, UIL 214, NURSIND 67, USI 19 e UGL 6

 

I seggi assegnati sono rispettivamente; FIALS 14, CISL 6, CGIL 5, UIL 5, Nursind 2 e USI 1

 

I 14 Candidati FIALS eletti nella RSU dell’A.O.U. di Trieste sono:

Candidato/a

Voti di preferenza

Fabio Pototschnig

323

Paolo Rizzo

256

Salvatore Cimino

51

Rosalba Stuppia

42

Gavino Farina

41

Calogero Puleo

38

Andrea Zirafa

35

Fabio Delben

27

Anna Riccio

25

Loredana Norio

24

Maurizio Novacco

21

Alessandro Pipoli

20

Anna Giannini

18

Alessandra Libiani

17

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

All’AAS1 triestina: la CISL ottiene 256 voti di lista, la CGIL 98, il Nursind 94, la FIALS 81, la UIL 43, l’UGL 31, l’USI 8 e Nursing Up 7


Con le 81 preferenze di lista la FIALS ottiene nell’AAS.1 di Trieste 3 Candidati eletti e sono:

Candidato/a

Voti di preferenza

Enrico Era

48

Donatella Ferluga

40

Stefano Barnafi

10

 

 

 

 

 

 

 

All’IRCCS Burlo Garofolo: la CGIL ottiene 91 voti di lista, la CISL 76, la UIL 59, il Nursind 50 e la FIALS 34

 

Le 34 preferenze di lista consentono alla FIALS di mantenere 1 Candidato eletto:

Candidato/a

Voti di preferenza

Daria Facciotti

22

 

 

 

 

In questi anni la FIALS, attraverso l'attività dei propri Dirigenti sindacali, si è sempre battuta per tutelare i Diritti e migliorare le condizioni di lavoro di chi opera nella Sanità e dopo questi importanti risultati intende perseguire con fermezza, senza alcun compromesso, la propria azione tesa alla tutela degli interessi Professionali ed economici di tutti gli Operatori della Sanità e questo costante impegno è stato riconosciuto e premiato dai lavoratori che ringraziamo per la fiducia riposta.

 

Dopo questo voto non facciamo promesse che non possiamo mantenere, ma quello che promettiamo e un costante impegno nella tutela dei diritti di tutti gli operatori della sanità, in totale trasparenza, con azioni concrete, senza privilegiare mire personali e con confronti liberi senza condizionamenti o ingerenze di alcun tipo.

                                                                                                                                       

 

Fabio POTOTSCHNIG

Segretario Provinciale della FIALS di Trieste                                      

 

 

 

A Natale la FIALS di Trieste ha il piacere di fare omaggio a tutti gli Associati di un BUONO ACQUISTO del valore di 15€ spendibile presso tutti i punti vendita delle COOPERATIVE OPERAIE

Quest'anno, considerata la nota criticità in cui si sono trovate le COOPERATIVE OPERAIE di Trieste, il Consiglio Direttivo della FIALS di Trieste ha ritenuto opportuno rivolgere il pensiero all'improvvisa e impensabile precarietà di tanti posti di lavoro e per esprimere un concreto gesto di so...lidarietà ai Dipendenti delle COOP, ha acquistato BUONI SPESA del valore di € 15,00 ciascuno che gli associati potranno spendere presso i punti vendita* COOP
LA FIALS
ESPRIME SOLIDARIETÀ NON SOLO A PAROLE MA CON I FATTI!!

Per lo scambio degli Auguri e per la distribuzione dell'omaggio natalizio, saremo lieti di incontrare i nostri associati presso le portinerie:
dell'OSPEDALE di CATTINARA il 15, 16 e 17 dicembre, dalle 12.00 alle 15.00
del POLO CARDIOLOGICO mercoledì 17 dicembre dalle 12.30 alle 14.30

Locandina FIALS COOP




























CONVENZIONE PER GLI ASSOCIATI

Volantino convenzione COLPA GRAVE                   

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Locandina TFR FIALS


Trattenuta illegittima del 2,50 % sul TFR

dei dipendenti del Servizio Sanitario Regionale 

assunti dal 1° gennaio 2001

 

L'argomento non riguarda i dipendenti assunti prima del 2001, in quanto per questi la questione è stata superata grazie alla sentenza della Corte Costituzionale n.223 del 2012, ma nonostante la sentenza sancisca che la citata trattenuta sia illegittima, la stessa continua ad essere effettuata ai dipendenti assunti dopo il 1° gennaio 2001.

 

La problematica è stata approfondita e i risultati ottenuti hanno confermato le nostre iniziali convinzioni e cioè che tale trattenuta è di fatto illegittima, questo supportati anche da sentenze di 1° grado risultate favorevoli ai dipendenti, alle quali ovviamente le Aziende presentano ricorso.

 

Come è ben noto lo stile della FIALS è improntato a non creare false aspettative nei lavoratori e a maggior ragione in questo caso, dove le ricadute economiche, in caso di sentenza favorevole, sarebbero alquanto interessanti quindi, prudentemente anticipiamo che un esito favorevole è tutt’altro che scontato.

 

Il percorso che intendiamo intraprendere è quello di avviare delle cause pilota e per non esporre, in caso di un esito negativo da parte del Giudice del lavoro, i nostri associati interessati a spese legali, delle stesse si farà carico la Segreteria Provinciale FIALS.

 

Contattateci per le lettere di diffida e per qualsiasi necessaria delucidazione

 

La Segreteria Regionale FIALS FVG




ATTO DI DIFFIDA E COSTITUZIONE IN MORA - SBLOCCO RINNOVO CONTRATTI

TESTO DI DIFFIDA

Diffida FIALS

TESTO DIFFIDA FIALS 

 

 

 

 

Gravi criticità nei reparti di Medicina interna dell’Azienda Ospedaliera Universitaria di Trieste

 

Il Personale di assistenza delle Medicine dell’AOUTS vive una condizione di criticità non più sostenibile!

  Art. Criticità Medicine


 

 

Madia e Renzi 1

Pubblica Amministrazione Decreto Legge n. 90 del 2014: la mobilità obbligatoria per i dipendenti del Servizio Sanitario Nazionale. (08/07/2014)

Tra le novità del decreto PA, la modifica dell’articolo 30 del D.lgs 165 del 2001 e smi concernente la mobilità, che si applica anche agli enti del Ssn. La formulazione dell’articolo, nella parte relativa alla mobilità volontaria, per la copertura dei posti vacanti in organico, ricalca quella della cessione del contratto, con necessità di acquisizione del consenso sia da parte dell’amministrazione cedente, che da parte dell’amministrazione di destinazione. Tale formulazione ha messo esplicitamente fine ai conflitti generati in materia dalle norme dei Ccnl del comparto Sanità, sia del personale non dirigenziale che della dirigenza medica, sanitaria, amministrativa, tecnica e professionale, nelle quali il nulla osta dell’azienda o ente di appartenenza, qualora non concesso, veniva sostituito dal preavviso dato dal dipendente, che si riteneva facoltizzato a spostarsi anche in assenza del nulla osta della propria azienda, spesso creando notevoli disservizi.

Tale configurazione della contrattazione collettiva, incongrua rispetto all’istituto della cessione del contratto, al quale è riconducibile la mobilità volontaria, come rilevato dalla giurisprudenza maggioritaria intervenuta in materia, risulta ormai definitivamente superata, dato che il decreto PA dichiara nulle le norme dei contratti collettivi in contrasto con le disposizioni dello stesso.

Una delle novità più importanti introdotte dal testo del decreto n 90 riguarda la mobilità obbligatoria dei dipendenti pubblici. Alla base di tale concetto, vi è una sorta di trasformazione di più amministrazioni in un’unica grande amministrazione, in modo da rendere il trasferimento obbligatorio del dipendente come un trasferimento interno allo stesso ufficio, attraverso una nuova formulazione del concetto di unità produttiva. Il decreto stabilisce, infatti, che  “nell’ambito dei rapporti di lavoro dei dipendenti delle amministrazioni pubbliche, le sedi delle stesse, collocate nel territorio dello stesso comune, costituiscono medesima unità produttiva ai sensi dell’articolo 2103 del codice civile, ovvero una sorta di unica articolazione dell’impresa dotata di autonomia e di tutti gli strumenti necessari per ottenere determinati risultati produttivi. Parimenti costituiscono medesima unità produttiva le sedi collocate a una distanza non superiore ai cinquanta chilometri dalla sede in cui il dipendente è adibito. I dipendenti possono prestare attività lavorativa nella stessa amministrazione o, previo accordo tra le amministrazioni interessate, in altra, nell’ambito dell’unita’produttiva come definita dal decreto”.
Quindi, il trasferimento di un dipendente pubblico ad un’altra amministrazione posta anche a 50 km di distanza può avvenire mediante lo strumento della mobilità obbligatoria in attuazione di tale decreto. Ad esempio un dipendente di una Asl può essere trasferito in ufficio del comune distante al massimo 50 km dall’ufficio dove ha lavorato, previo accordo tra le amministrazioni. Con decreto del Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione, previa intesa, ove necessario, in sede di Conferenza Unificata , possono essere fissati criteri per realizzare i processi di mobilità, anche con passaggi diretti di personale tra amministrazioni senza preventivo accordo, per garantire l’esercizio delle funzioni istituzionali da parte delle amministrazioni che presentino carenze di organico.

Tutto il mondo sanitario, con particolare riguardo alle regioni in piano di rientro, è chiamato a gestire le situazioni di soprannumerarietà o di eccedenza di personale, in attuazione della spending review. Infatti, l’articolo 15, comma 13, lettera c), del d.l. 95/2012 ha previsto che le regioni adottino provvedimenti di riduzione dello standard dei posti letto ospedalieri accreditati ed effettivamente a carico del servizio sanitario regionale, adeguando coerentemente le dotazioni organiche dei presidi ospedalieri pubblici . La riduzione dei posti letto, che provocherà inevitabilmente una ridistribuzione di risorse umane, è a carico dei presidi ospedalieri pubblici per una quota non inferiore al 50 per cento del totale dei posti letto da ridurre.
Accanto alle norme di carattere generale, applicabili anche al Ssn, che prevedono anche la mobilità forzosa al fine di ridurre le eccedenze di personale (articolo 33 D.lgs 165 del 2001 e smi), si pone l’articolo 8 del dl 158 del 2012 (cd decreto Balduzzi), il quale stabilisce che, per comprovate esigenze di riorganizzazione della rete assistenziale, anche connesso a quanto disposto dal suddetto articolo 15 del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95 circa la riduzione dello standard dei posti letto ospedalieri accreditati, le regioni possono attuare, previo confronto con le organizzazioni sindacali firmatarie dei contratti collettivi nazionali di lavoro, processi di mobilità di cui all’articolo 30 del D.lgs 165 del 2001 e smi del personale dipendente (che oggi, a seguito della riforma del decreto PA, include sia la mobilità volontaria che quella cd obbligatoria entro 50 km dalla sede di destinazione) dalle aziende sanitarie, con ricollocazione del medesimo personale presso altre aziende sanitarie della regione situate anche al di fuori dell’ambito provinciale, previo accertamento delle situazioni di eccedenza ovvero di disponibilità di posti per effetto della predetta riorganizzazione da parte delle aziende sanitarie.
Le aziende sanitarie non possono procedere alla copertura di eventuali posti vacanti o carenze di organico, prima del completamento dei procedimenti di ricollocazione del personale.
Il problema è che, certamente, il solo istituto della mobilità volontaria, a richiesta del dipendente, non può essere sufficiente a gestire le eccedenze di personale, dovendosi necessariamente utilizzare anche le procedure di mobilità “obbligatoria” prevista sia dall’articolo 30, come modificato dal decreto PA, che dall’articolo 33 del decreto legislativo n. 165 del 2001 e smi. Tale articolo prevede che nei casi in cui processi di riorganizzazione degli uffici comportano l’individuazione di esuberi o l’avvio di processi di mobilità, al fine di assicurare obiettività e trasparenza, le pubbliche amministrazioni sono tenute a darne informazione alle organizzazioni sindacali rappresentative del settore interessato e ad avviare con le stesse un esame sui criteri per l’individuazione degli esuberi o sulle modalità per i processi di mobilità. Decorsi trenta giorni dall’avvio dell’esame, in assenza dell’individuazione di criteri e modalità condivisi, la pubblica amministrazione procede alla dichiarazione di esubero e alla messa in mobilità. Peraltro, il decreto PA prevede anche modifiche alla gestione del personale in disponibilità, in quanto tale personale, in deroga all’articolo 2103 del codice civile, nell’ambito dei posti vacanti in organico, può chiedere di essere collocato anche in una qualifica inferiore o in posizione economica inferiore della stessa o di inferiore area o categoria, al fine di ampliare le occasioni di ricollocazione.

Tale novità potrebbe essere rilevante nel caso di personale appartenente categoria D o Ds, più difficilmente collocabile presso altre amministrazioni.

Inoltre, il comma 5 dell’articolo 33 del decreto legislativo n. 165 del 2001 dispone che in primis l’amministrazione applichi, senza necessità di motivazione, l’articolo 72, comma 11, del decreto-legge n. 112 del 2008, che prevede la risoluzione unilaterale del rapporto di lavoro del personale dipendente a decorrere dal raggiungimento dei requisiti contributivi di cui all’articolo 24, comma 20, del decreto-legge n. 201 del 2011. Pertanto, la mobilità collettiva dovrà essere effettuata dopo i pensionamenti ordinari ed i prepensionamenti. L’articolo 1 del decreto PA, rubricato Disposizioni per il ricambio generazionale nelle pubbliche amministrazioni interviene anche sui trattenimenti in servizio.

È da ricordare che altro strumento da utilizzare per la ricollocazione del personale è quello del comando. L’articolo 1 comma 2 del dl 158 (cd decreto Balduzzi), al fine di privilegiare l’assistenza territoriale, che è necessario potenziare nel quadro di una revisione delle rete di assistenza per l’efficientamento del sistema, stabilisce, altresì, che, per le aggregazioni funzionali territoriali e le unità complesse di cure primarie che erogano l’assistenza primaria attraverso personale convenzionato con il Ssn le regioni possano, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, prevedere la presenza, presso le medesime strutture, sulla base della convenzione nazionale, di personale dipendente del Ssn, in posizione di comando ove il soggetto pubblico incaricato dell’assistenza territoriale sia diverso dalla struttura di appartenenza.
Nelle regioni in piano di rientro tali problematiche si intrecciano con quella del precariato; infatti, non sono consentite assunzioni, né di vincitori di concorso né di idonei, finché non sia riassorbito il personale eccedentario nelle aree/categorie nelle quali è dichiarata l’eccedenza e non si siano create ulteriori vacanze in relazione al pensionamento ordinario.
 Infine, c’è la problematica del personale sanitario non abile alle mansioni specifiche, di notevole impatto presso alcune realtà, che ha indotto il legislatore ad inserire nella legge di stabilità 2012 (l 228 del 2012) l’articolo 1 comma 88, finalizzato ad una verifica straordinaria del personale non idoneo e alla successiva ricollocazione dello stesso, per la cui attuazione si e’ in attesa del Decreto Ministeriale. Per tale personale è necessario trovare soluzioni organizzative di allocazione con l’utilizzo di tutti gli strumenti normativi a disposizione.
Le regioni e le organizzazioni sindacali saranno, pertanto, chiamate, nei prossimi mesi, ad una delicata operazione di applicazione dei nuovi strumenti, attraverso il contemperamento di una pluralità di interessi che garantisca la tenuta economica, organizzativa e sociale del sistema.
a cura di Tiziana Frittelli Direttore generale Associazione Cavalieri Italiani Sovrano Militare Ordine di Malta - Fonte Quotidiano Sanità.

Testo DL n.90

Riforma pubblica amministrazione

CONFSAL: LA PROPOSTA GOVERNATIVA E’ DISORGANICA, INCOERENTE E

PENALIZZANTE PER I LAVORATORI PUBBLICI.

CHIEDE LO SBLOCCO DEL RINNOVO DEI CONTRATTI E DEL TURN-OVER

Roma, 12 giugno. La CONFSAL la quarta confederazione sindacale - ha

partecipato all’incontro di Palazzo Vidoni tra il ministro della Pubblica Amministrazione

e Innovazione, Marianna Madia, e le confederazioni sindacali rappresentative del

pubblico impiego sulla riforma della pubblica amministrazione.

La delegazione della Confederazione autonoma, guidata dal segretario generale,

Marco Paolo Nigi, ha valutato la proposta governativa disorganica, incoerente e

penalizzante per i lavoratori pubblici.

Le politiche del personale, soprattutto per quanto riguarda gli istituti del trattenimento

in servizio, della mobilità, dell’esonero dal servizio e del part-time non potranno

realizzare l’annunciato obiettivo di un “significativo” ricambio generazionale, in

assenza di un immediato sblocco del turn-over.

La Confsal, inoltre, ha denunciato la grave invadenza del legislatore in materia

contrattuale al punto da intaccare i principi fondanti della privatizzazione e della

contrattualizzazione del rapporto di lavoro.

La confederazione autonoma, infine, denuncia con forza la mancanza di una “precisa”

proposta governativa per il rinnovo dei contratti pubblici, scaduti nel lontano dicembre

2009.

Alla fine dell’incontro il segretario generale, Marco Paolo Nigi ha dichiarato: “La

proposta governativa non garantisce le giuste tutele dal punto di vista

giuridico ed economico per i dipendenti pubblici, già penalizzati da ricorrenti

provvedimenti finanziari pesanti e iniqui”.

Nigi ha continuato: “La vera riforma della Pubblica Amministrazione dovrà

essere incentrata sul ricambio generazionale con l’immediato sblocco del

turn-over e sulla valorizzazione economica del personale attraverso il

rinnovo del contratto di lavoro”. E ha concluso: “Alla luce dei deludenti esiti

dell’incontro con il ministro Madia, non possiamo escludere la

programmazione di azioni sindacali di protesta e di lotta”.

NON SE NE PUO’ PIÙ DEL BLOCCO DEL CONTRATTO NAZIONALE DI LAVORO

BASTA CON GLI SPRECHI E LA CORRUZIONE NELLA SANITA’. PER LA FIALS VI SONO LE RISORSE ECONOMICHE PER IL RINNOVO del CONTRATTO NAZIONALE. (31/05/2014)

Da tempo affermiamo che con il recupero di risorse economiche con la lotta agli sprechi e alla corruzione nella sanità, vi sono, da subito,  notevoli margini non solo per il rinnovo economico del contratto nazionale di lavoro per tutti i dipendenti bloccato dal 2010, ma anche risorse per rendere più efficiente il servizio sanitario nazionale.

Così Giuseppe Carbone, Segretario Generale della FIALS,  alle recenti dichiarazioni del Ministro della Funzione Pubblica Marianna Madia.

Il blocco del contratto continuerà sino al 2014, ha dichiarato Madia ma senza allungarsi al 2020. Bisognerà, successivamente recuperare risorse per sbloccare i contratti.

Per il ministro il blocco dei contratti pubblici dal 2009 è un'ingiustizia, come è una grandissima ingiustizia quella dei tantissimi precari che ci sono nella pubblica amministrazione.

Rimane una ingiustizia, replica Carbone, il blocco del rinnovo contrattuale. Un rinnovo che i dipendenti ce lo chiedono a chiare lettere. Fino ad oggi vi è stata una perdita economica media oltre i 7 mila euro solo per il personale del comparto sanità. Sempre sul tema sanità, collegato al rinnovo contrattuale, Carbone chiarisce che rimane possibile garantire una buona sanità evitando gli sprechi e quindi liberando risorse economiche per migliorare il sistema sanitario pubblico e le motivazioni del personale del Servizio Sanitario Nazionale.

Una motivazione di carattere economico che comprenda, soprattutto, il riconoscimento delle diverse professionalità e del lavoro svolto.

I risultati da raggiungere, prosegue Carbone, sono quelli di rendere più efficiente e qualificante il sistema sanitario, stabilire parametri flessibili di recupero della spesa sanitaria in tutte le regioni, fissare, concretamente, obiettivi di investimento dei risparmi nella sanità e nelle retribuzioni dei dipendenti stessi.

Lo spreco in sanità è il risultato di cattiva gestione delle risorse economiche, che non è accettabile in questo periodo di crisi globale.

L’illecito nella sanità, continua Carbone, è enorme ed è in crescita costante. Non esiste una sanità privata visto che l’attuale sistema sanitario nazionale mette sullo stesso piano pubblico e privato convenzionato e non presenta alcuna concorrenza o alternativa.

Non vi è alcun obiettivo comune di competizione positiva al fine di esprimere al meglio la “produzione sanitaria”. I DRG corrisposti sono gli stessi della sanità pubblica.

I privati hanno interesse a fare utili, così si concentrano sulle attività che consentono i maggiori rimborsi dalle regioni: penso a chirurgia, trapianti, ortopedia, al fiume di introiti nelle riabilitazioni e geriatrie.

Da una clinica all’altra, un viaggio continuo per gli anziani, ma quando il caso diventa acuto subito la corsa in ospedale pubblico. La pediatria che consente di guadagnare molto meno non è appetitosa dai privati.

Gli interessi economici che si toccano nella sanità privata sono enormi e le cronache quotidiane, riportate dai mass media nelle varie regioni, derivanti dagli accreditamenti facili, alle stesse fatturazioni, sono la dimostrazione di un giro vorticoso,  immorale ed inaccettabile.

Se la sanità privata è divenuta il pozzo di San Patrizio nell’accaparrarsi una grossa fetta delle risorse economiche, la sanità pubblica, per Carbone, non è da meno negli sprechi, nella inefficienza e nella stessa immoralità.

Mentre il personale opera “con dedizione“ nella sanità, vi sono caste che arrecano danni patrimoniali ingenti.

L’attività illecita nel settore della Sanità si manifesta attraverso molteplici tipologie di condotte illecite, come ad esempio strutture specializzate costruite e mai usate, acquisto di sofisticate apparecchiature lasciate inutilizzate per anni, talvolta sino al loro degrado, lavori infiniti per ristrutturare ospedali, i mancati completamenti oppure le mancate o inadeguate ristrutturazioni o spesse volte  la mancata loro utilizzazione, tangenti per appalti, incarichi illegittimi conferiti a personale estraneo alle aziende sanitarie, le irregolarità sulle doppie e/o fraudolenti fatturazioni, la politica di spesa dei medici di base che, a volte, é fonte incontrollabile in quella  farmaceutica e nella diagnostica strumentale, le irregolari concessioni di accreditamento e gestioni di case di cura convenzionate, gli irregolari rimborsi alla sanità privata convenzionata (case di cura, laboratori di diagnostica strumentale, ecc), sulle prestazioni erogate oltre il tetto  finanziato di spesa,  il fenomeno, economicamente voraginoso, delle esternalizzazione dei servizi di pulizia, portierato, lavanderia, mensa, smaltimento dei rifiuti speciali, l’abuso di incarichi illegittimi ai dirigenti medici,ecc..

Le ultime stime, prosegue il Segretario Generale della FIALS, prevedono un minimo di 20 miliardi di euro all’anno di spreco nella sanità.

Il Ministro Madia deve avere il coraggio di confrontarsi, prima del 13 giugno (seduta del Consiglio dei Ministri) per il varo delle norme sulla riforma della pubblica amministrazione, con tutte le OO.SS., comprese la FIALS, poiché riteniamo, seguita Carbone, che in un confronto serrato sia possibile definire nuovi sistemi strutturali organizzativi nella pubblica amministrazione ed in particolare anche nella sanità, e stabilire obiettivi di recupero di risorse economiche per destinarle, in percentuale, al miglioramento dell’efficienza della sanità pubblica e all’aumento degli stipendi dei dipendenti della sanità.

Riteniamo, conclude Carbone che i dipendenti pubblici, per il tramite delle proprie rappresentanze sindacali, devono essere messi in grado di essere protagonisti in ogni singola amministrazione e responsabili delle scelte operate con i vertici aziendali ed assumersi anche tali responsabilità anche a livello economico così come professionale.

Il contratto subito, per la FIALS, rimane un’azione qualificante del Governo Renzi che non si può contraccambiare con gli sgravi fiscali (80 euro mensili non per tutti).

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Lettera inviata dal presidente del Consiglio Matteo Renzi e dal ministro della Pubblica amministrazione Marianna Madia
ai dipendenti pubblici

Lettera ai dipendenti pubblici



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